Luogo di partenza dell’escursione è il Rifugio Sibilla. La strada bianca di accesso al rifugio è chiusa al traffico, c’è un servizio navetta che con 8 € (A/R) e partenza ad ogni ora da Montemonaco raggiunge in 30 minuti il rifugio e viceversa.
Dal Rifugio Sibilla (1540 m) si prende il sentiero numero 155 che, con ripide svolte, sale alla sella sotto il monte Zampa (1785 m). Da qui bellissimo il panorama sui monti Sibillini e in particolare sulla Gola dell’Infernaccio. Si segue la lunga e panoramica cresta sud-ovest, che in lieve salita raggiunge la “Corona”, fascia rocciosa che circonda la cima (2100 m circa). La si supera con l’ausilio di una catena (3/4 metri); sulla sinistra, dove il terreno diventa meno scosceso, sono visibili i resti della grotta della Sibilla (Attualmente l’ingresso è ostruito da una frana). Ancora pochi metri e si è in vetta al monte Sibilla (2173 m). Dalla cresta e dalla vetta possiamo ammirare panorami eccezionali in tutte le direzioni: a nord, la valle dell’Infernaccio, poi il monte Priora, a sud la valle del lago di Pilato, il Vettore, ecc., a est il mare, ad ovest il Monte Porche, Sasso Borghese, Cima Vallelunga. Si continua seguendo l’affilata cresta ovest, sentiero numero 156, che verso nord precipita nella valle del fosso le Vene fino ad una sella (2129 m) tra la cima Vallelunga e la Sibilla, dove arriva la strada brecciata. Imboccando la strada si fa ritorno al Rifugio Sibilla (1540 m) punto di partenza. La Grotta delle Sibilla – Tra storia e leggenda “La Sibilla, profetessa antica, maga e regina delle fate, abita nel suo paradiso sotterraneo, antro profondo della montagna a lei intitolata” Secondo la tradizione locale, la Sibilla è una fata buona, maga bella e maliarda, veggente e incantatrice che vive nella Grotta della Sibilla circondata dalle sue ancelle: delle fate dai piedi caprini. La Sibilla è la regina di un mondo sotterraneo e paradisiaco al quale si accede solo attraverso la grotta che si apre sulla vetta del Monte Sibilla. Le fate, sue ancelle, amavano danzare nelle notti di plenilunio, e appropriandosi segretamente dei cavalli raggiungevano le piazze dei paesi vicini per ballare con i giovani pastori e per insegnare alle fanciulle del posto a filare e tessere le lane. Le fate dovevano ritirarsi in montagna prima del sorgere delle luci dell’aurora, per non essere escluse dal regno incantato della Sibilla. Si racconta che in una notte, durante la quale si erano attardate nei balli, le fate furono sorprese dall’alba e costrette a una precipitosa fuga verso la grotta. Con i loro piedi caprini, nella folle corsa verso la Sibilla, segnarono per sempre la parete del monte Vettore. A questo evento la leggenda fa risalire la formazione della Strada delle Fate, una faglia che attraversa orizzontalmente la costa del Monte Vettore intorno a quota duemila metri che è tornata a far parlare di sé nel corso dell’ultimo sisma.