Per Jader allo Slataper – 5-6-7 luglio 2019

8f0db77a-470a-4ced-8abd-659f0076750a 9c2f15f6-1736-473b-8c6c-86ac3ffcdc84 81530410-700b-40b6-a3ec-36d499a28d97 b0e20665-a0e3-48df-86cc-1fac4060ef7c bee72f31-c399-4625-b772-e02d9c495f01 d3d39eec-bc28-47c1-bcc4-4e85a40bcc8e dd9e84a4-9b0a-462c-8a09-852e2280503a e07f0067-eaa9-4806-9bb6-fd54569a7ad0 f6075919-8a7e-4e90-93c7-eca4bfbf9680Tutto è cominciato con una mail del marzo 2017 da parte Jader, promotore di tante iniziative e complice nell’avermi spinto verso nuove “avventure montane”. La proposta è quella di un giro del Sorapiss pernottando nei rifugi, san Marco, Vandelli e toccando i bivacchi Slataper e Comici.

Accolgo subito di buongrado la proposta anche perché è un remake di un’avventura già vissuta oltre 20 anni fa, in modo molto più sfidante (oggi direi incosciente!)

Purtroppo il progetto non combaciava propriamente con quello di Nostro Signore o se preferite quello che il destino aveva riservato a Jader, il quale ha dovuto affrontare un percorso ben più complicato e che lo ha portato nelle vette del cielo nell’agosto del 2018.

Quel progetto incompiuto lo abbiamo realizzato quest’anno, con alcuni degli amici che certamente Jader avrebbe voluto a fianco nell’avventura. Ecco allora coinvolti, Lorenzo, Sauro e Roberto, a cui si sono aggiunti Remo, Giorgia e Marilisa.

Proposta inviata al nucleo storico e ricevuto l’ok in men che non si dica, scelta la settimana, abbiamo prenotato i rifugi.

Dopo aver superato qualche perplessità causata dal meteo, che ha regalato abbondanti nevicate primaverili sulle vette dolomitiche, partiamo il venerdì con al seguito ramponi e picozza per via della presenza segnalata di nevai all’uscita della cengia del Banco, al termine della ferrata Berti. Fortunatamente abbiamo chiamato il rifugio San Marco, gestito ormai da anni da una esperta guida che ci ha risparmiato un po’ di peso nello zaino, facendoci lasciare saggiamente i ramponi in auto. Eravamo arrivati alla medesima conclusione data la quota dello zero termico e dell’orario di arrivo previsto sui nevai, ma una conferma in più era solo un piacere!

Dopo esserci rifocillati di cibo e qualcun(a) anche di complimenti, al bar di san Vito, siamo partiti dal nostro “campo base” salendo prima verso il rifugio Scotter con obiettivo il san Marco.

Abbiamo subito notato la fragilità di questo gruppo montuoso, una prima sorprendente prova l’abbiamo avuta salendo dalla base della seggiovia di San Vito, verso il rifugio San Marco, massi grandi come frigoriferi caduti in mezzo al sentiero ci hanno fatto sentire formichine indifese rispetto alla grandezza della montagna. Grande sorpresa nel vedere il tetto del rifugio Scotter sfondato da un masso di diversi quintali, piombato nel marzo di quest’anno proprio in quella che era la camera da letto del gestore, che per fortuna si era appena alzato.

Giunti al rifugio dopo un paio d’ore di cammino, in un caldo inusuale per la quota a cui eravamo, ci siamo dissetati con l’immancabile birra. Il rifugio san Marco è un vero gioiellino nascosto nel bosco, gestito da tempo immemore ed in maniera egregia dalla medesima famiglia, estremamente gentili e cordiali non solo per quanto riguarda l’ospitalità, ma anche per i preziosi suggerimenti sui punti più a rischio per la caduta sassi, che puntualmente ci sfioreranno il giorno successivo proprio sulla cengia che l’anziana guida, capostipite della famiglia, ci ha indicato.

Per la verità tutta l’area mi è sembrata veramente “fragile”, Roberto ha notato, cosa poi confermata dal gestore del San Marco, che anche il profilo del “re delle dolomiti”, l’Antelao risultava diverso, anni fa è crollata una parte sommitale grande circa 150 x 40 mt con uno spessore di 6, immaginatevi quanta roccia è venuta giù!!

Dopo una gradita cena ed una serena (per chi aveva i tappi) nottata, ci siamo preparati per la nostra prima vera giornata di escursione. Il sabato, partiti dal San Marco (1823 mt), siamo saliti alla forcella grande (2226 mt), dove il fresco del mattino ed il cielo terso non ci hanno fatto sentire la fatica del dislivello, ed in poco più di due ore siamo giunti al bivacco Slataper, (2680 mt) che ho trovato solo un po’ scolorito rispetto a come lo ricordavo dall’uscita di oltre 20 anni fa…. allora ci ero arrivato dopo 8 ore di cammino dal Vandelli, con ben altra fatica sulle gambe e senza più un goccio d’acqua al seguito, avevo proprio altre energie al tempo!

Breve sosta allo Slataper, non potevamo non lasciare una foto di Jader lì, perché potesse anche lui godere spettacolo grandioso ma soprattutto tenere compagnia a quanti passeranno per il bivacco.

Preparati con tutto l’occorrente per la ferrata, siamo stati superati da un gruppo di cremonesi, che avevano pernottato assieme a noi al rifugio. Siamo saliti rapidamente alla forcella del bivacco per iniziare la ferrata Berti, che percorreremo in discesa. Superati i diversi salti e scale in discesa, siamo usciti sulla cengia e ad abbiamo trovato il sentiero mal tenuto, vuoi per le scariche di sassi, ma anche per la scadente segnatura. Sulla lunga cengia esposta siamo stati sfiorati da sassi decisamente grandi, per i quali il casco avrebbe potuto proteggerci ben poco…. non ricordavo questo pericolo.

Dopo aver aiutato a ritrovare il sentiero agli amici di Cremona, che si erano bloccati in un passaggio un po’ ostico, aver apprezzato le doti “arrampicatorie” delle nostre due donzelle, che si sono destreggiate egregiamente su alcuni passaggi decisamente esposti, siamo usciti su un nevaio che ci ha consentito di utilizzare la picozza al seguito, così da dare un senso al peso trasportato nello zaino.

Scesi di quota abbiamo continuato a costeggiare il massiccio gruppo roccioso e ci si è presentato di fronte quello che resta del ghiacciaio Occidentale, in breve eravamo in vista dello splendido lago del Sorapiss di un intenso colore turchese. La ripida discesa sul ghiaione ha messo a dura prova le ginocchia di Sauro e le gambe di Remo.

Dopo oltre sette ore di cammino eravamo al lago e di fatto arrivati al rifugio Vandelli, meta di questa giornata di escursione. Ci siamo prima congelati i piedi nel ruscello che alimenta il laghetto e poi diretti al rifugio per la meritata birra di ristoro.

Abbiamo trovato il rifugio Vandelli gestito in modo differente rispetto al San Marco, non tanto per la gentilezza dei gestori, sulla quale non c’è nulla da dire, quanto per il fatto di trovarlo forse un po’ troppo “turistico”, magari per la semplice raggiungibilità da Cortina o più semplicemente per la vicinanza del lago, viene scambiato per meta “simil-balneare” anzichè un vero e proprio rifugio di montagna.

Come oltre 20 anni fa, al tramonto, un acquazzone (questa sembrava più una pioggia monsonica a dire il vero!) ha riattivato diverse cascate che scendevano dalle pendici del massiccio, per poi lascare spazio al sole, perché potesse disegnare un doppio arcobaleno tra le vette che sovrastavano il rifugio, uno spettacolo davvero inusuale.

Era giunto il momento di rivedere il programma per la giornata successiva, il desiderio di gustarci la ferrata Vandelli ed il bivacco Comici era forte, ma la lentezza rilevata nel procedere del gruppo ed il maltempo previsto per le 12 di domenica, ci ha costretto ad optare per una variante. Il giorno successivo, dopo una notte di tappi e qualche crampo alle gambe del sottoscritto, dal rifugio Vandelli siamo saliti sul sentiero 216 alla forcella Marcuoira, a causa di una frana (guarda caso!) e la presenza di nevai che avrebbero rallentato il cammino, abbiamo preferito proseguire sul sentiero 213 che rimane ad una quota leggermente più bassa rispetto al 223 il quale passa molto vicino alla parete rocciosa, evitando così non solo la neve ma anche eventuali scariche di sassi mossi dal temporale della sera precedente. In poco meno di 4 ore siamo giunti al rifugio Faloria dal quale, con la funivia siamo scesi a Cortina. Da qui con un pullman siamo tornati a San Vito, punto di partenza dell’escursione, proprio in concomitanza di un breve ed intenso acquazzone. La solita gentilezza e disponibilità dei locali ci ha permesso di raggiungere le vetture posteggiate alla base dell’impianto per il rifugio Scotter, beneficiando di un passaggio in auto ripagato con piacere da una bevuta al bar.

Il lungo viaggio di ritorno in auto ci attendeva.

Purtroppo non siamo riusciti a completare tutto il programma messo a punto da Jader, (lui sarebbe salito anche sull’Antelao !!) ma abbiamo comunque raggiunto i due rifugi San Marco e Vandelli e toccato anche la quota più alta del percorso con il bivacco Slataper. Sono certo che anche Jader avrebbe fatto le medesime scelte alle quali l’intero gruppo si adeguato.

La ferrata Vandelli è lì che ci aspetta, sarà una nuova meta dedicata al nostro amico Jader.

 

Lascia un commento